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Zend Framework, Quick & Crash

18.12.2008 | Vuoi commentare?

In questi giorni sto avvicinando lo Zend Framework. Si tratta di una collezione di script PHP object oriented, prodotti da una comunità di sviluppatori secondo il modello open source e “facilitato” da Zend… The PHP Company :-)

Un framework (letteralmente: cornice) è un insieme di oggetti pronti all’uso ai quali lo sviluppatore può ricorrere per evitare di riscrivere da zero il codice delle funzionalità più comuni. Di solito l’utilizzo di questi strumenti consente di risparmiare tempo nella creazione di una nuova applicazione, ma soprattutto da accesso ad una base di codice che ha il vantaggio di essere testato, organizzato e manu-tenuto secondo standard di qualità alti… si spera.

Spesso il rovescio della medaglia è costituito dalla difficoltà di comprendere ed applicare le convenzioni utilizzate dallo strumento.

A differenza delle alternative disponibili, lo ZF dovrebbe consentire di utilizzare “solo ciò che serve” senza costringere lo sviluppatore in uno schema troppo rigido. Se vi interessa avere una sintetica panoramica delle alternative disponibili, vi rimando alla seguente presentazione pubblicata dal sito degli “zend framework-isti” italiani:

http://www.zend-framework.it/2008/05/26/quale-framework-php-utilizzare/

Ovviamente, come primo passo, ho scelto di seguire il tutorial disponibile sul sito ufficiale: Zend Framework QuickStart… che oltre ad essere “quick”, secondo me, è anche bel po’ “crash”…

A parte gli scherzi, rispetto alle prime versioni, questa release è abbastanza semplice da installare e poiché per usare lo ZF è necessario “spippolare” nella configurazione di Apache, ho deciso di utilizzare come ambiente di lavoro una installazione di MAMP che ho sul mio iMac. Seguendo le istruzioni del tutorial (e ricorrendo un paio di volte al santo protettore degli sviluppatori, San Google) se ne viene fuori abbastanza velocemente.

Il tutorial parte abbastanza tranquillo: si creano le prime cartelle di lavoro e i primi file di progetto. Ben presto vedrete nel vostro browser l’agoniato “Hello world!”. Lavorando di copia e incolla con i pezzi di codice degli esempi si va bene fino ad un certo punto, poi, a causa di qualche dimenticunza quà  e là (si sa la perfezione non è di questo mondo) ci s’impianta. A questo punto viene in aiuto un bel download del progetto d’esempio bello e pronto, disponibile sullo stesso sito del tutorial.

Si va poi avanti bene, ma più o meno verso la metà del corso la “curva d’apprendimento” parte bella ripida: la quantità di nozioni introdotte s’impenna e i soliti due neuroni cominciano ad avere il fiatone corto per star dietro a tutto. Solo per capirci: lo scopo è quello di realizzare un semplice “guestbook”, ma nel cammino per costruirlo dovrete confrontarvi con tutto il pattern MVC, un sistema per gestire i file di configurazione, un sistema per gestire gli errori, un sistema per gestire il layout e, ovviamont, un sistema d’astrazione della connessione al database… intendiamoci bene tutta “robina buona”, sicuramente da tener presente in qualsiasi applicazione decente, però la sensazione netta è quella di andare a sbattere contro un muro d’informazioni con tutta l’inerzia di un “programmatore procedurale”.

Fatto sta, che ora sono qui che rileggo il tutorial dal principio, stampandolo e studiandolo alla vecchia maniera: matita, evidenziatore… e vai di schemini come a scuola :-(

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